Momento d’Ascolto (Farnedi)

Scritto il 3 Maggio 2011 in Dicono di noi

[L’Edizione Maggio 2011 (Ed. Farnedi)]

“Ascolta!” quante volte abbiamo ripetuto questa parola ai nostri figli, ai nostri genitori, ai nostri compagni di vita,quante volte è risuonata nelle case delle persone di ogni latitudine ed etnia, e quante volte è rimasta una parola nel vuoto?

Quasi sempre si è tramutata in un urlo soffocato di chi chiedeva comprensione, o peggio, nel silenzio rassegnato di chi ha chiesto aiuto e si è scontrato con l’indifferenza più cieca.

Nella società dell’opulenza, dell’emancipazione femminile le donne non sono mai state così sole, come cantava Mia Martini in una sua celebre canzone “quel silenzio che s’impara da bambine…”, impariamo da piccole a soffocare il dolore, per la vergogna, per il quieto vivere, per la buona creanza…; madri efficienti, donne in carriera vestite di tutto punto con le unghie laccate di rosso, amanti seducenti, laureate a pieni voti,  in apparenza appagate, nella realtà, la loro vita tra le mura domestiche si fonda in primis sulla violenza  psicologica, che mina giorno dopo giorno, la dignità di persona, sino ad arrivare al maltrattamento e all’abuso fisico.

Perché questa società (forse tutte) non vuole una donna libera ma solo una donna. Quando rimasi incinta della mia prima figlia mi resi conto amaramente di questa verità, orgogliosa, a chi mi chiedeva “è maschio o femmina?” , rispondevo “è femmina!!” e dall’altra parte c’è chi osava dirmi “non prendertela sarà per la prossima volta, le femmine danno più problemi” commenti che mi lasciavano interdetta ancora di più se espressi da una donna! Si perché oltre ad “inculcarci” l’idea di dover per forza caricarci della fatica del dolore e delle emozioni in generale, ci educano a credere che se stiamo zitte e buone forse possiamo anche venire accettate, ma per carità non ascoltate, ciò presuppone che l’interlocutore si metta nei nostri panni, sospenda il giudizio e il pragmatismo maschile, per accogliere il nostro universo e trovare insieme una soluzione.

Momento d’ascolto nasce qui per volontà di un avvocatessa, di una mediatrice familiare e di un medico, in quella zona d’ombra chiamata solitudine, in quella voce  zittita dal falso perbenismo e da chi non vuole “beghe”. In seguito si sono stretti a loro volontarie con diverse professionalità, che hanno creduto nell’idea che le persone abbiano bisogno di essere soprattutto ascoltate. Lo sportello, nella formula dello studio privato e protetto dal segreto professionale, è completamente gratuito, nato inizialmente per rispondere ai bisogni delle donne maltrattate, ha poi accolto anche persone con disagi differenti; sono pervenuti uomini sofferenti per la separazione coniugale e l’allontanamento dai figli, giovani donne incapaci di dare un taglio ad amori malati e altre realtà, perché il dolore sia esso fisico o psicologico non ha bandiera e insieme alla vecchiaia e alla morte rappresenta la più concreta forma di giustizia sociale presente nel nostro mondo. E’ trasversale, assoluto e non fa distinzione di genere o razza.

Consapevoli di questo come equipe non ci accontentiamo di ascoltare e dare ai singoli casi soluzioni concrete, in linea con le risorse territoriali, ma desideriamo offrire un ulteriore contributo attraverso la formazione.

I casi di separazioni pervenuti allo sportello,  hanno portato una riflessione importante sulla necessità di mettere a disposizione le specifiche professionalità, per aiutare i protagonisti trasparenti di queste vicende: i minori. Dai racconti delle donne e degli uomini che hanno confidato in questo spazio, emerge anche la desolazione profonda dei  più piccoli, la loro speranza di rivedere nuovamente i genitori insieme, la loro solitudine che non viene placata dal contesto familiare allargato, semmai accentuata, in quanto acuisce la trasparenza della loro esistenza. Ci siamo spostati nel luogo per loro privilegiato, la scuola. Un ringraziamento particolare va alle direttrici del Primo e Secondo Circolo Didattico di Cesenatico, che per prime hanno creduto nel nostro progetto, consapevoli del ruolo della scuola, a suo malgrado fondamentale, in questi casi,  divenuto terreno di facile sciacallaggio per genitori inconsapevoli.

I nostri interlocutori sono stati perciò gli insegnanti perché pensiamo possano essere i promotori culturali di un modo diverso di agire nei confronti dei nostri figli, se siamo consapevoli delle conseguenze emotive della separazione, possiamo anche ragionare sulle possibili soluzioni. Il nostro intento è quello di fornire ai docenti una informazione corretta che in seconda battuta può essere trasmessa ai genitori, i quali troppo spesso affidano all’insegnante la delega dell’ educazione dei figli.

Momento d’ascolto si è rivelato nel tempo il luogo dove il cambiamento può divenire una realtà, se partiamo dalle risorse interne positive che ciascuno di noi possiede, non si danno soluzioni precostituite, ma strade percorribile realisticamente. Lontani da facili illusioni, è una salita a tre tappe, si è ascoltati, si ascolta, infine si decide. Un famoso scienziato diceva che il peggior inquinamento del nostro mondo è quello culturale, se dai l’informazione sbagliata tu manipoli la mente della persona e la puoi rendere schiava, iniziamo a dare le giuste informazioni e rendiamo libere le persone. Momento d’ascolto informa, la persona decide se desidera essere libera.

di Dott.ssa Roberta Orlandi e Dott.ssa Vanna Brocculi.

MOMENTO D’ASCOLTO

CHI SIAMO:
siamo un’equipe di 14 professionisti,che per amicizia e stima reciproca si è trovata a condividere un sogno, quello di creare un servizio unico e rivoluzionario nel suo genere: lo abbiamo chiamato MOMENTO D’ASCOLTO. Le nostre competenze sono molteplici: avvocato, psicologhe, mediatrice familiare, medico, psicoterapeuti, persone che semplicemente hanno vissuto una situazione di violenza e dopo averla elaborata hanno deciso di mettere a disposizione di altri il proprio tempo. Per noi questo è un valore.

IL NOSTRO OBBIETTIVO:
l’obbiettivo fondante lo sportello e le attività correlate: corsi di formazione per insegnanti, una rubrica su un giornale,è di creare una cultura del sostegno a chi è vessato e solo. La via dello sportello è preferenziale perché è agibile e fruibile a tutti. Noi non ci sostituiamo all’esistente,ma cerchiamo di lavorare sulla motivazione personale di ciascuno al fine di poter effettuare scelte mature  e coraggiose.

CHI AIUTIAMO/A CHI SI RIVOLGE IL SERVIZIO:
aiutiamo tutti coloro che si presentano, uomini, donne, ragazzi, ragazze, coppie, chiunque.

COME OPERIAMO/INTERVENTO:
operiamo facendo un primo colloquio. Raccolte le informazioni l’equipe si riunisce  e discute di ogni singolo caso per mettere in campo le risorse necessarie per aiutare la persona che è venuta allo sportello. In un secondo momento la persona viene richiamata per altri incontri che a seconda della gravità della situazione e la si sostiene e incoraggia nelle scelte  e nel cambiamento.